Il vuoto che riempie

La visita al Tate Modern.

È interessante vedere come sempre più persone entrino nei musei e nelle gallerie d’arte; in una statistica recentemente fatta si afferma che la domenica mattina c’è più gente nelle gallerie o musei d’arte che nelle chiese. La domanda che ci si pone è questa… perchè? Alcuni hanno risposto, perchè si ritrovano nell’arte. A questo proposito ricordo che ero con Anca, mia moglie, in visita al museo di arte contemporanea Tate Modern di Londra (benché fosse di mercoledì la galleria era molto affollata), quando vedemmo molte persone essere attratte da una delle stanze del museo. Questi visitatori erano piuttosto incuriositi e perplessi quando uscirono da The White Room (La stanza bianca). Dai volti delle persone, provavo ad immaginare la loro domanda: “Cosa può mai significare un quadro tutto bianco?” Il motivo era che quella stanza era allestita solamente con quadri completamente dipinti di bianco e da tonalità diverse dello stesso colore. Non era raffigurato niente, solo pittura o calce bianca su una tela o su un supporto bidimensionale. Forse la reazione di quei visitatori di trovarsi davanti ad una tela bianca e vuota era di ritrovasi in quel vuoto “dipinto” di bianco che rispecchiava il loro stato interiore.

Dal Tate Modern al nostro io.

Spesso per capire cosa c’è dentro una galleria d’arte contemporanea, come la Tate Modern, dobbiamo capire cosa sta succedendo dentro l’uomo. L’arte non solo mostra tante belle cose, come un paesaggio a ciel sereno,  ma per lo più riflette le grida, le speranze perse, le incertezze, le paure, la fragilità dell’uomo… Con questa consapevolezza che le opere del Tate Modern, anche se tutte bianche, sono tanti ritratti della condizione umana, il bianco considerato in questo modo, piuttosto che privo di significato diventa pieno di significato.

Quadri bianchi.

Tanti pittori, dagli anni Cinquanta in poi (dopo ben due guerre mondiali), dipingeranno le loro tele spesso di un bianco perfetto e uniforme. Il quadro appare così vuoto, come se non fosse stato mai toccato, come se l’artista avesse predisposto un divenire. Un quadro bianco forse voleva essere un modo per dire ricominciamo, o perchè possiamo immaginarlo noi osservatori, continuando a cercare in quel bianco la traccia di qualcosa…  una speranza?… un mondo ideale?… qualcosa a cui aggrapparci… un punto di riferimento!… o come il bianco di Moby Dick, spaventoso perché richiama le dimensioni di qualcosa più grande di noi?… o perché nella sua essenza il bianco non è tanto un colore quanto l’assenza visibile di esso e al tempo stesso la fusione di tutti i colori; per questi motivi in quel bianco c’è un vuoto, pieno di significati. Quel vuoto dato dal bianco che ci spiazza e ci rende vulnerabili, come quando essendoci la nebbia andiamo piano piano per paura di scontrarci con qualcosa o qualcuno che non riusciamo a vedere.  Quando osserviamo una quadro tutto bianco, osserviamo il nulla davanti a noi. Davanti a un tale quadro tendiamo inevitabilmente ad avvicinarci alla tela per trovare qualcosa. In un certo senso un quadro bianco riflette un vuoto, che in qualche modo vogliamo riempire con qualcosa. Quando a Robert Ryman, soprannominato il pittore del nulla, gli fu chiesto: “Ma perché proprio il bianco?”. Ryman rispose: “…il bianco può fare cose che i colori non possono fare. Il bianco ha la tendenza a rendere le cose visibili.” Perché dietro a quel bianco, a quel nulla non c’è il niente; e invece i quadri bianchi ci fanno vedere tutt’altro, ovvero una realtà che è il bisogno dell’uomo di riempire il suo vuoto interiore cercando certezze e speranze.

Un vuoto che riempie.

E a te che leggi cosa farebbe pensare un quadro bianco?

Permettimi di portare il tuo pensiero a quella domenica mattina prestissimo, quando delle donne (seguite successivamente da degli uomini) andarono ormai rassegnate al sepolcro dove Gesù era stato sepolto con il vuoto nel cuore, non solo in primis per la morte del loro Maestro, ma anche delle loro speranze che avevano coltivato in tre anni insieme a Lui; quando le donne si avvicinarono al luogo della tomba con il cuore triste e vuoto e non trovarono il Suo corpo, ma una tomba VUOTA, perchè Gesù non era lì,  sentendo che Gesù era vivo, e le stava aspettando dove Lui aveva promesso loro, le donne se ne andarono con un cuore PIENO di speranza, pieno di promesse e di fiducia perchè Gesù era risorto (Luca 24:1-9).

Che messaggio potente!… abbiamo da ricordare a noi e da condividere con gli altri; in quella tomba vuota, non c’è il niente, tutt’altro, quella tomba vuota ci fa vedere una realtà diversa: che il vuoto interiore dell’uomo è colmabile con la resurrezione di Cristo e che le nostre certezze e speranze sono in Colui che ha mostrato di essere e fare quello che ha detto (Marco 16:6-7)!